Ave Maria Piena Di Grazia

Ammettiamolo. Quante volte abbiamo sentito “Ave Maria, piena di grazia…” senza davvero… ascoltare? Io un sacco. Tipo, tante.
Ok, lo so. È una preghiera importante. Forse la più importante. Ma, ragazzi, quante versioni esistono? C’è quella cantata, quella recitata velocissima, quella sussurrata in chiesa che sembra un mantra… e poi ci sono IO che provo a cantarla sotto la doccia e suono come un gatto strozzato. Nessuna grazia lì, ve lo assicuro.
Troppe versioni, poca concentrazione
Secondo me, il problema è proprio questo: la familiarità. Sentiamo “Ave Maria, piena di grazia” talmente spesso che finisce per diventare rumore di fondo. Come la pubblicità della lavatrice o la suoneria del telefono che ormai abbiamo imparato a ignorare. Un’eresia? Forse. Ma ditemi che non è vero!
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E poi, diciamocelo, “piena di grazia” suona un po’… datato. Intendiamoci, è bellissimo, poetico, altisonante. Ma nell'era dei meme e dei TikTok, ammettiamolo, è difficile connettersi immediatamente. Non dico di cambiarla, eh! Però, magari, una piccola rinfrescatina al linguaggio ogni tanto non farebbe male.
"Il Signore è con te": un'amica potente
La seconda parte, “il Signore è con te”, mi fa pensare a un’amica super potente che ti copre le spalle. Tipo, “Tranquilla, ci penso io! Ho un contatto lassù che sistema tutto”. Non so se sia teologicamente corretto, ma è così che la visualizzo io. Forse ho visto troppi film di supereroi.

E poi c'è il "benedetta tu fra le donne". Scommetto che quando l'Arcangelo Gabriele ha detto questa frase, tutte le altre donne hanno fatto una faccia del tipo “Ma veramente? E noi?” Scherzo, ovviamente! Però, un po’ di sana invidia ci sta, no?
Per non parlare del "benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù". Ok, qui ci fermiamo. Questo è decisamente il pezzo forte. È la ciliegina sulla torta. È il momento in cui ti rendi conto della potenza e della sacralità di tutto. Però, anche qui, devo ammettere che spesso la ripeto meccanicamente senza pensarci davvero.

Un consiglio spassionato (e forse blasfemo)
Quindi, il mio consiglio, assolutamente non richiesto e forse un po’ blasfemo, è questo: la prossima volta che sentite o recitate “Ave Maria, piena di grazia”, provate a visualizzarla. Immaginate l'Arcangelo Gabriele che irrompe nella vita di Maria. Pensate a cosa significava essere “piena di grazia” a quell'epoca. Cercate di connettervi con le parole, anche se vi sembrano un po’ polverose.
Magari, così, smetteremo di recitarla a memoria e inizieremo a sentirla davvero. E magari, solo magari, anche io smetterò di sembrare un gatto strozzato sotto la doccia. Forse.

Ave Maria, aiutami tu!
Ricordate, questa è solo la mia umile, e probabilmente eretica, opinione. Non prendetela troppo sul serio! 😉