Chi Erano I Pubblicani Al Tempo Di Gesù

Immaginate questo: siete a passeggio per le affollate strade della Galilea, diciamo intorno al 30 d.C. Il sole picchia, l'odore di pane appena sfornato si mescola al via vai degli animali... e poi li vedete. I pubblicani. Subito, la gente si fa da parte, qualcuno sputa per terra, altri sussurrano imprecazioni. Chi sono questi personaggi così odiati?
Tasse, Tasse, Tasse!
I pubblicani, in parole povere, erano esattori delle tasse. Ma non erano impiegati statali con la scrivania e la macchinetta del caffè. No, no! Funzionava così: l'Impero Romano (che all'epoca comandava tutto) assegnava a un ricco imprenditore il compito di riscuotere le tasse in una determinata zona. Questo imprenditore, il pubblicano capo, si faceva poi aiutare da altri pubblicani, veri e propri subappaltatori.
Ed ecco il trucco (o meglio, la truffa): il pubblicano capo pagava una somma fissa a Roma per il "diritto" di riscuotere le tasse. Poi, lui e i suoi scagnozzi, potevano spillare ai cittadini quanto volevano! Più intascavano, più guadagnavano. Un bel sistema, no? (Beh, non per i cittadini, ovviamente!). Era un po' come avere un’agenzia di recupero crediti senza regole, ma con l'approvazione, più o meno, dell’Impero.
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Un Lavoro…Impopolare
Capirete bene che essere un pubblicano non era il massimo per la popolarità. Erano visti come traditori (perché collaboravano con i Romani) e come ladri (perché si arricchivano alle spalle del popolo). Immaginate la scena: un pubblicano che entra in un locale... silenzio tombale. Nemmeno un “buonasera”. Anzi, probabilmente gli tiravano qualche oliva avariata.
La cosa buffa è che, nonostante l'odio generale, qualcuno lo faceva, e anche bene! Perché? Beh, ovviamente per i soldi. Era un modo per fare una fortuna, anche a costo di alienarsi tutti. Pensateci: una bella villa, vestiti di lino pregiato, magari un carretto nuovo tirato da cavalli bianchi... Insomma, uno status symbol! Forse qualcuno pensava: "Meglio ricco e odiato che povero e amato." Che cinismo!

E poi, ecco la svolta. Nei Vangeli, incontriamo personaggi come Matteo, che era un pubblicano e che, sorpresa, Gesù chiama a seguirlo! Immaginate lo scandalo! Gesù, che pranzava con i pubblicani, che parlava con loro, che li considerava persone come tutte le altre. Era una cosa impensabile per l'epoca. Un po' come se oggi il Papa andasse a cena con il capo di una holding farmaceutica accusata di speculazione sui vaccini... ecco, forse non proprio uguale, ma ci siamo capiti.
"Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori."
Questa frase, attribuita a Gesù, riassume un po' il suo atteggiamento rivoluzionario. Perché, in fondo, anche i pubblicani, per quanto odiati, erano persone. Persone che magari avevano fatto scelte sbagliate, ma che potevano cambiare. E la storia di Zaccheo, un altro pubblicano, che dopo aver incontrato Gesù si pente e restituisce il maltolto, è lì a dimostrarlo. Un piccolo, grande esempio di redenzione. Un finale a sorpresa, che dimostra che anche nel mondo apparentemente rigido e pieno di pregiudizi di quel tempo, c'era spazio per la speranza e per la misericordia. E che magari, anche il pubblicano più odiato, in fondo, sognava solo di essere accettato e perdonato.
