Come Si Fa L Ostia

Ah, l'ostia. Quel disco sottile, apparentemente insignificante, che molti di noi hanno assaggiato, ricevuto, o semplicemente visto. Ma vi siete mai chiesti come si fa? Dimenticatevi le visioni di laboratori asettici e macchinari futuristici. La verità è molto più... casalinga, quasi come preparare una crêpe un po' speciale.
Il Segreto di una Ricetta… Semplicissima!
La ricetta, diciamocelo, è di una banalità disarmante: acqua e farina. Stop. Nessun trucco, nessun ingrediente segreto tramandato da generazioni. Il vero segreto, se così lo vogliamo chiamare, sta nella cura e nell'attenzione durante la cottura. Immaginate di essere dei cuochi medievali (senza i capelli sporchi, spero!) e di dover creare qualcosa di sacro da elementi semplicissimi.
L'Attrezzatura del Perfetto… Ostiario?
Dimenticatevi il Bimby. Per fare le ostie, serve una piastra speciale, formata da due dischi metallici incernierati. Questi dischi hanno delle incisioni che imprimono sull'ostia il suo caratteristico motivo – spesso una croce, un simbolo religioso, o semplicemente una decorazione floreale. Pensateci: è come una piastra per waffle, ma invece di fare waffle, fa… ostie! Ed è molto, molto più antica.
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Un'Opera di Pazienza... e Attenzione!
Preparare l'impasto è la parte più facile. Mescolare acqua e farina fino ad ottenere una pastella liscia, senza grumi (come per le crêpes, appunto!). La vera sfida arriva con la cottura. La piastra viene scaldata sul fuoco (o elettricamente, per i più moderni) e poi, con un cucchiaio, si versa una piccola quantità di impasto su una delle due superfici. A quel punto, si chiude la piastra e… si aspetta.
E qui entra in gioco la pazienza. Troppa fretta e l'ostia sarà cruda. Troppo ritardo e sarà bruciata. Bisogna trovare il giusto equilibrio, l'attimo perfetto in cui l'ostia è dorata e croccante al punto giusto. È un po' come ascoltare il respiro dell'ostia, capire quando è pronta ad essere liberata.

Dalla Piastra al… Tabernacolo?
Una volta cotta, l'ostia viene staccata con cura dalla piastra. A volte, ahimè, si rompe! Capita anche ai migliori. Ma non preoccupatevi, anche le ostie imperfette possono trovare una degna destinazione (ehm… magari una merenda per l'ostiario affamato?).
Le ostie perfette vengono poi conservate e, in alcuni casi, tagliate in forme più piccole, a seconda dell'uso a cui sono destinate. Pensateci la prossima volta che ricevete l'ostia durante la messa: dietro a quel piccolo disco c'è una storia di semplicità, pazienza e un pizzico di… crêpe!

"L'ostia è un simbolo di unione, di sacrificio, di… beh, anche di farina e acqua ben mescolate!" - Un ipotetico ostiario con un senso dell'umorismo.
E la prossima volta che qualcuno vi chiede "Come si fa l'ostia?" potrete rispondere con un sorriso: "Ah, è come fare una crêpe… molto, molto speciale!"
