Insegnare è Toccare Una Vita Per Sempre

Sapete, a volte penso che fare l'insegnante sia un po' come fare il giardiniere. Solo che invece di piantare semi di fiori, piantiamo idee, sogni e un pizzico di sana follia nelle testoline dei nostri studenti. E come i fiori, ogni studente è diverso: c'è quello che sboccia subito, quello che ha bisogno di più sole, e quello che, beh, forse è un po' troppo appassionato all'acqua e finisce per fare un disastro (ma lo amiamo lo stesso!).
"Insegnare è toccare una vita per sempre" – Ma davvero?
Questa frase, "Insegnare è toccare una vita per sempre", suona un po' pomposa, vero? Sembra uscita da un film strappalacrime. Ma la verità è che, anche se non ce ne rendiamo conto subito, è dannatamente vera. Non si tratta solo di spiegare le equazioni o la Divina Commedia. Si tratta di quel momento in cui uno studente ti guarda con gli occhi sgranati e dice: "Ah, ecco perché!". Si tratta di quel tema che ti fa scoppiare a ridere a crepapelle perché è scritto in un italiano improbabile ma è pieno di genio. Si tratta di quel consiglio, apparentemente insignificante, che dai a uno studente e che, anni dopo, ti dice che gli ha cambiato la vita.
Aneddoti (a prova di bomba!)
Ricordo una volta, durante una lezione di storia, stavo cercando disperatamente di spiegare le intricate alleanze della Prima Guerra Mondiale. Un casino totale, ammettiamolo. Vedevo gli occhi dei miei studenti vitrei, persi nel vuoto. A un certo punto, uno di loro alza la mano e mi chiede: "Prof, ma è come quando su Facebook litighi con un tuo amico e poi si allea con il tuo nemico?". Devo ammettere che mi sono sentita illuminata! Forse non avevo spiegato bene le alleanze, ma quel paragone era perfetto! Da quel giorno, la Prima Guerra Mondiale è diventata la "Guerra dei Facebook". Funziona sempre!
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Un altro aneddoto: Una volta, un mio studente, un tipo particolarmente vivace e poco propenso allo studio, mi regalò un disegno. Era un ritratto di me con un'aureola e una spada laser. Lo chiamò "La Jedi dell'algebra". Credo che quel disegno sia appeso in bella vista nel mio studio da anni. Non perché fossi diventata improvvisamente brava in algebra (anzi!), ma perché mi aveva fatto capire che, anche se a volte mi sentivo come un disco rotto, stavo lasciando un segno.
E poi ci sono le mail inaspettate. Quelle che arrivano anni dopo. "Prof, mi ricordo ancora quando…". "Prof, grazie per avermi detto…". "Prof, non ci crederà mai, ma…". Sono come piccoli tesori che ti fanno capire che il tuo lavoro, anche se a volte è frustrante e stancante, ha un valore immenso. Che hai davvero "toccato" una vita, forse anche più di una.
Quindi, la prossima volta che incontrate un insegnante, non pensate solo ai compiti a casa e alle interrogazioni. Pensate a quel giardiniere un po' matto che sta cercando di far fiorire un giardino pieno di meraviglie. E magari, ditegli un "grazie". Se lo merita.
