Luca 16 19 31 Commento

Ah, Luca 16:19-31. La parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro. Chi non la conosce? Una storia che fa venire i brividi. Un monito per tutti noi, no? Forse…
Dico la verità, a me questa parabola ha sempre lasciato un po’ perplesso. E, lo so, rischio l’esclusione sociale, ma devo dirlo: ho una mezza simpatia per il ricco.
Ma come, simpatia per il ricco?!
Calma, calma! Non fraintendetemi. Non sto dicendo che affamare un poveraccio è cosa buona e giusta. Assolutamente no! Però, guardiamo i fatti. Il ricco, durante la sua vita, fa una cosa terribile… quale? Si gode la vita. Mangia bene, veste bene, probabilmente ha una casa con riscaldamento centralizzato (un lusso all’epoca!).
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Lazzaro, poverino, sta lì, alla porta, a mendicare. Soffre la fame, è pieno di piaghe, i cani lo leccano… una situazione davvero drammatica. E qui arriva il punto: nessuno fa niente. Né il ricco, né… nessun altro!
E poi, bum! Morti tutti e due. Il ricco all’inferno (o nell’Ade, tecnicamente), Lazzaro in paradiso, beato in seno ad Abramo. Giustizia è fatta? Forse. Ma…

Ecco il mio pensiero "scandaloso": il ricco, nell'Ade, almeno ci prova a fare qualcosa! Chiede ad Abramo di mandare Lazzaro ad avvertire i suoi fratelli. Un minimo di pentimento? Un barlume di altruismo? Forse è tardi, certo, ma almeno ci prova! E Abramo che risponde? “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro”. Tradotto: arrangiatevi!
Abramo, un po' sordo?
Scusate, ma a me Abramo sembra un po’… sordo. Cioè, uno ti sta chiedendo un favore (anche se dopo la morte!), e tu gli rispondi con una citazione biblica? Un po’ di compassione, no? Un piccolo sforzo per evitare a qualcun altro l’Ade?
E poi, la frase finale: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neanche se uno risorgesse dai morti”. Capisco il concetto, ma… davvero? Seriamente? Un morto che torna in vita non farebbe cambiare idea a nessuno? Mah… mi sembra un po’ pessimistico.

Il punto, secondo me, non è tanto condannare il ricco (che, ripeto, avrebbe potuto fare di più), ma piuttosto far riflettere su quanto siamo bravi a puntare il dito. Quanto siamo bravi a dire “eh, quello è ricco, se lo merita!” oppure “eh, quello è povero, poverino…”. Ma noi, cosa facciamo? Offriamo un panino? Un sorriso? Un po’ del nostro tempo?
Forse, il vero inferno non è quello descritto in Luca 16:19-31, ma l’indifferenza. L’incapacità di vedere chi ci sta accanto. La pigrizia di non tendere una mano.

E, forse, se invece di giudicare il ricco ci concentrassimo un po’ di più su come migliorare la situazione di chi è in difficoltà, eviteremmo a molti di finire all’inferno… o almeno, renderemmo la loro vita un po’ più simile al paradiso, già qui.
Ecco, l'ho detto. Un'opinione scomoda su Luca 16. Spero di non aver scandalizzato nessuno. Ma, se anche solo una persona si è fermata a riflettere, allora ne è valsa la pena.
