Mio Dio Credo Adoro Spero E Ti Amo

Avete mai sentito dire: "Mio Dio, credo, adoro, spero e ti amo"? Suona un po' come la lista della spesa di un angioletto, no? O forse la password super segreta per entrare nel club dei santi. In realtà, è una preghiera, una specie di riassunto turbo di tutto quello che un credente (chiunque sia il suo Dio!) vuole esprimere. Ma non preoccupatevi, non vi faremo un sermone! Vogliamo solo vederla sotto una luce un po'… beh, più umana.
Partiamo da "Mio Dio". Immaginate di aver appena fatto cadere una teglia di biscotti appena sfornati. "Mio Dio!" esce spontaneo, giusto? Ecco, forse la preghiera inizia proprio così: un'esclamazione, un rendersi conto di non essere soli nell'universo, soprattutto quando il disastro è imminente. È un po' come chiamare la mamma quando si è nei guai, solo che la mamma è un po'… più potente.
Poi c'è "credo". Qui la faccenda si fa un po' più seria. Credere è difficile! Soprattutto quando fuori piove, l'autobus è in ritardo e il vostro capo vi ha appena affidato un compito impossibile. Ma credere, in fondo, è anche un atto di fiducia. Fiducia che ci sia un ordine (anche se molto nascosto!) nel caos, che ci sia una mano tesa anche quando ci sentiamo persi. E poi, credere è anche un po' come fare un salto nel buio, sperando di atterrare su un materasso di piume (metaforicamente parlando, ovviamente!).
Must Read
"Adoro". Ah, l'adorazione! Subito pensiamo a cori angelici e inginocchiatoi di velluto. Ma adorare può anche essere ammirare un tramonto mozzafiato, ascoltare la musica che ci fa vibrare l'anima, o guardare un bambino che dorme beato. È un sentimento di meraviglia, di gratitudine, di rendersi conto che c'è qualcosa di più grande e bello di noi. E, diciamocelo, anche un po' di sana invidia per chi ha creato tutto questo splendore!
"Spero". La speranza! L'ultima spiaggia, il biglietto della lotteria, il colpo di fortuna. Sperare è guardare avanti, anche quando il presente è grigio topo. È immaginare un futuro migliore, un sorriso dopo le lacrime, un arcobaleno dopo la tempesta. È un motore che ci spinge ad andare avanti, a non arrenderci, a credere che, in fondo, le cose si sistemeranno. Magari non come vogliamo noi, ma si sistemeranno.

E infine…
"Ti amo". Eccoci al nocciolo della questione. Amare, in tutte le sue forme. Amare Dio, amare il prossimo, amare se stessi (sì, anche se stessi!). Amare è donare, è perdonare, è comprendere. È un casino, certo, ma è anche la cosa più bella e importante che possiamo fare. È un abbraccio caldo, un sorriso sincero, una parola di conforto. È… tutto.
Quindi, la prossima volta che sentirete "Mio Dio, credo, adoro, spero e ti amo", non pensate solo a una preghiera antica. Pensate a una teglia di biscotti caduta, a un tramonto mozzafiato, a un abbraccio caldo, a un salto nel buio. Pensate alla vita, con tutte le sue gioie e i suoi dolori. E magari, provate a dirlo anche voi. Chissà, potrebbe farvi sentire un po'… più vicini a qualcosa. A qualcosa di più grande.

E se non siete religiosi? Nessun problema! Sostituite "Dio" con "Universo", "Natura", "Forza vitale" o... il vostro gatto! L'importante è il sentimento, l'intenzione. E, soprattutto, non prendetevi troppo sul serio! La vita è già abbastanza complicata così.
Ricordate, la spiritualità, come i biscotti, è meglio se condivisa con un pizzico di umorismo!
