Novena Alla Vergine Di Guadalupe

Ammettiamolo, amici. Quando sento parlare di "Novena alla Vergine di Guadalupe," il mio primo pensiero non è la spiritualità trascendente. No. Penso al cibo.
Lo so, lo so. Orribile. Sono una persona terribile. Ma ditemi che non siete mai andati in una chiesa piena di gente per un motivo "spirituale" e poi avete pensato: "Mmmm, quegli tamales sembrano deliziosi."
Le novene sono lunghe. Nove giorni. Nove. Interi. Giorni. La mia attenzione non è esattamente… be', diciamo che la durata di attenzione di un pesce rosso invidierebbe la mia.
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Parliamoci chiaro. Trovare parcheggio vicino alla chiesa, soprattutto in questi giorni di festa, è un miracolo più grande di quello che probabilmente stiamo pregando per ottenere. Seriamente. Forse dovremmo aggiungere una preghiera specifica per un posto auto vicino alla porta principale.
Il Canto: Amore o torture?
Le canzoni. Ah, le canzoni. Adoro la musica religiosa. Davvero. Ma certe melodie sono… come dire… "uniche." Ci sono alcune note che solo un santo potrebbe raggiungere. Io, comune mortale con una gamma vocale limitata, finisco per mormorare imbarazzata, sperando che nessuno mi senta.

E poi c'è la competizione silenziosa. Chi riesce a cantare più forte? Chi conosce tutte le parole (anche quelle in latino che nessuno capisce)? Io, di solito, perdo.
I vicini di banco: Un azzardo
I vicini di banco sono una scatola chiusa. Potresti ritrovarti accanto a una nonnina adorabile che ti sorride e ti offre caramelle. Oppure, potresti finire schiacciato tra due giganti che russano più forte dell'organo. Non c'è via di mezzo.

E il profumo. Oh, il profumo. C'è sempre qualcuno che indossa troppo profumo. Troppo incenso. Troppo… qualcosa. I miei poveri seni nasali implorano pietà.
Poi c'è il momento della pace. "Scambiatevi un segno di pace." Il contatto visivo. L'imbarazzo. La stretta di mano traballante. Vorrei solo stringere la mano al sacerdote e farla finita lì.
E non dimentichiamoci dei bambini! Piccoli angioletti… che corrono, piangono, urlano e, in generale, rendono l'esperienza spirituale un'esperienza… beh, un'esperienza. Li amo. Davvero. Ma silenziosamente, da lontano.

Ma, nonostante tutto, ci vado. Perché, in fondo, c'è qualcosa di confortante in tutto questo. Qualcosa di familiare. Qualcosa che mi ricorda la mia famiglia, la mia comunità, le mie radici.
E, diciamocelo, c'è sempre la speranza che, dopo la novena, ci siano di nuovo quei deliziosi tamales. Forse dovrei pregare per averne due.

E, soprattutto, prego che la Vergine mi perdoni per aver pensato più al cibo che alla sua infinita grazia. Magari, la prossima volta, porterò un sacco a pelo e un cuscino per prepararmi al meglio.
E un panino. Non si sa mai.
Comunque, non ditelo a nessuno, ma credo che la mia preghiera preferita sia per il parcheggio. È una vera emergenza!
