Oriana Fallaci Di Che Partito Era

Quando si parla di Oriana Fallaci, una delle figure più controverse e brillanti del giornalismo italiano, una delle prime domande che spesso sorge è: "Di che partito era?". La risposta, come per molte personalità complesse, non è semplice e non si riduce a un'etichetta politica tradizionale. Cerchiamo di capire meglio le sue posizioni, le sue ideologie e le sue scelte, tenendo conto del contesto storico e delle sue stesse parole.
Innanzitutto, è cruciale comprendere che Oriana Fallaci era, prima di tutto, una giornalista e una scrittrice. Il suo impegno primario era verso la verità, come la percepiva lei, e verso la sua idea di libertà di pensiero. Questa sua ricerca di verità spesso la portava a criticare duramente sia la destra che la sinistra, a seconda di quello che riteneva ingiusto o sbagliato.
Un'Anticonformista Convinta
Fallaci si definiva una "libera pensatrice". Rifiutava le categorizzazioni ideologiche e partitiche. Non si è mai iscritta a nessun partito politico e ha sempre mantenuto una posizione indipendente. Questa indipendenza era fondamentale per lei, poiché le permetteva di esprimere le proprie opinioni senza vincoli o condizionamenti.
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E' importante sottolineare che la sua esperienza durante la Resistenza, quando da giovanissima faceva la staffetta per i partigiani, ha lasciato un'impronta profonda. Questo periodo ha forgiato il suo senso di giustizia e il suo odio per l'oppressione, indipendentemente da chi la esercitasse. È un errore, però, considerare questa esperienza come un'automatica adesione a ideologie di sinistra. La sua esperienza resistenziale era più legata a un sentimento di ribellione contro l'ingiustizia e l'occupazione che a una precisa affiliazione politica.
Dopo la guerra, Fallaci intraprende una carriera giornalistica che la porta a viaggiare per il mondo e a intervistare alcuni dei personaggi più potenti e influenti del XX secolo. Da Henry Kissinger a Gheddafi, passando per Yasser Arafat, le sue interviste sono diventate leggendarie per il loro stile diretto, spesso provocatorio, e per la sua capacità di mettere a nudo le contraddizioni dei suoi interlocutori. Anche in questi contesti, la sua indipendenza si manifestava nella capacità di criticare chiunque, indipendentemente dalla sua posizione politica.
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Il Periodo Post-11 Settembre: Una Svolta?
Molti ritengono che la posizione politica di Fallaci abbia subito una radicale trasformazione dopo l'11 settembre 2001. A seguito degli attentati alle Torri Gemelle, Fallaci pubblicò "La Rabbia e l'Orgoglio", un libro che scatenò un'ondata di polemiche per le sue critiche feroci all'Islam e all'immigrazione. In questo e nei successivi libri, "La Forza della Ragione" e "Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse", Fallaci esprimeva una crescente preoccupazione per il futuro dell'Occidente, che a suo avviso era minacciato dall'islamizzazione e dalla perdita dei suoi valori fondamentali.
Queste posizioni la avvicinarono ad ambienti della destra politica, soprattutto a quella più critica verso l'immigrazione e l'Islam. Tuttavia, è importante sottolineare che Fallaci non ha mai aderito formalmente a nessun partito di destra. Ha continuato a considerarsi una libera pensatrice, anche se le sue opinioni su questi temi la portarono a essere identificata da molti come una figura di riferimento per la destra.
È innegabile che le sue opinioni sull'Islam e sull'immigrazione fossero controverse e che abbiano suscitato reazioni forti e contrastanti. Molti l'accusarono di islamofobia e di razzismo, mentre altri la difesero, sostenendo che le sue critiche fossero motivate dalla preoccupazione per la difesa della libertà e dei valori occidentali.
Cosa pensava degli Stati Uniti?
Il rapporto di Fallaci con gli Stati Uniti era complesso. Da un lato, ammirava il coraggio e la determinazione del popolo americano, soprattutto dopo l'11 settembre. Dall'altro, criticava la politica estera americana, in particolare l'intervento in Iraq. In generale, Fallaci aveva una visione critica del potere, di qualsiasi potere, e non esitava a denunciare gli abusi e le ingiustizie, ovunque si verificassero.
Un esempio di questo rapporto complesso è la sua intervista a Henry Kissinger. Pur rispettando Kissinger per la sua intelligenza e la sua influenza, Fallaci non esitò a porgli domande scomode e a metterlo alle strette sui suoi errori e le sue responsabilità.

È importante sottolineare che, anche nel periodo successivo all'11 settembre, Fallaci continuò a criticare anche la sinistra italiana ed europea, che a suo avviso era troppo tollerante verso l'Islam radicale e troppo prona a sacrificare i valori occidentali sull'altare del politicamente corretto.
Un'Eredità Complessa e Sfaccettata
In definitiva, rispondere alla domanda "Di che partito era Oriana Fallaci?" è impossibile se si cerca una risposta semplice e univoca. Fallaci era una figura complessa e contraddittoria, che non si lasciava facilmente etichettare. Era una libera pensatrice, un'anticonformista, una giornalista coraggiosa che non aveva paura di dire quello che pensava, anche a costo di inimicarsi persone potenti o di essere criticata aspramente.
La sua eredità è complessa e sfaccettata. Da un lato, è ammirata per il suo coraggio, la sua determinazione e la sua capacità di scrivere in modo incisivo e coinvolgente. Dall'altro, è criticata per le sue posizioni controverse sull'Islam e sull'immigrazione. Tuttavia, è innegabile che Fallaci sia stata una delle figure più importanti del giornalismo italiano del XX secolo e che le sue opere continuino a suscitare dibattiti e riflessioni.

Piuttosto che cercare di incasellare Fallaci in una categoria politica, è più utile cercare di comprendere la sua visione del mondo, i suoi valori e le sue motivazioni. Era una donna profondamente legata alla sua identità italiana e alla sua idea di libertà. Era convinta che l'Occidente fosse minacciato da forze esterne e interne e che fosse necessario difendere i suoi valori con forza e determinazione. Che si condividano o meno le sue opinioni, è impossibile negare la sua influenza e il suo impatto sulla cultura italiana.
Forse, la definizione che più si avvicina alla sua vera identità è quella di "sentinella della libertà", sempre pronta a denunciare i pericoli e a difendere i valori in cui credeva, anche a costo di andare controcorrente. E questo, in un'epoca in cui il conformismo e il politicamente corretto sembrano dominare il dibattito pubblico, è un insegnamento che merita di essere ricordato.
In conclusione, se dovessimo rispondere alla domanda iniziale, potremmo dire che il "partito" di Oriana Fallaci era quello della verità, come la percepiva lei, e della libertà, intesa come la capacità di pensare e di esprimersi senza vincoli o condizionamenti. Un "partito" che, oggi più che mai, sembra aver bisogno di nuovi adepti.
