Preghiera Salve O Regina In Latino

Ammettiamolo, quante volte ci siamo trovati a mormorare, cantare o, diciamocelo, biascicare il "Salve Regina" in latino? Tante, forse troppe. E quante di queste volte abbiamo davvero capito cosa stavamo dicendo?
Un'Ode a Regina... Chi?
Sia chiaro, il latino ha un suo fascino. Sa di antico, di mistero, di formule magiche sussurrate in biblioteche polverose. Ma quando cerchi di recitare il "Salve O Regina", all'improvviso ti senti catapultato indietro nel tempo, costretto a un esercizio di pronuncia che nemmeno a scuola di recitazione.
"Vita, dulcedo et spes nostra, salve."
Ok, bello. Suona bene. Ma se provi a tradurlo letteralmente, ti rendi conto che stai chiamando la Regina... "Vita, dolcezza e speranza nostra"? Un po' esagerato, no? Voglio dire, la mia vicina di casa è simpatica, ma non la chiamerei certo "Vita, dolcezza e speranza". Forse è solo un po' invadente quando mi chiede di annaffiarle le piante mentre è in vacanza. Ma vita e speranza? Magari se mi avesse regalato la vincita al Superenalotto!
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Poi, c'è quella parte, "Ad te clamamus exsules filii Hevae." Ah, l'esilio! Ci sentiamo tutti un po' esuli, soprattutto il lunedì mattina. Ma definirci "figli di Eva"? Insomma, non è che ci stiamo autocommiserando un po' troppo?
Forse è un'opinione impopolare, ma... non sarebbe più semplice, più diretto, più... comprensibile dirlo in italiano? Immagina la scena: invece di sforzarti di pronunciare "Ad te suspiramus gementes et flentes in hac lacrimarum valle," potresti semplicemente dire: "A te sospiriamo, piangendo e gemendo in questa valle di lacrime." Non suona meglio? Più... vero?

E non fraintendetemi! Rispetto profondamente la tradizione, la storia e la spiritualità che si celano dietro il "Salve Regina". Ma a volte, mi sembra che la forma, la lingua, il "latinorum" prendano il sopravvento sul significato. Ci concentriamo sulla pronuncia, sulla musicalità, e ci dimentichiamo del messaggio.
Forse dovremmo prenderla con un po' più di leggerezza. Magari, la prossima volta che reciteremo il "Salve O Regina", proviamo a concentrarci sul significato delle parole, invece di preoccuparci di pronunciare correttamente "eia ergo, advocata nostra." Chi lo sa, magari scopriremo che la Regina, in fondo, è più vicina a noi di quanto pensiamo. E magari, la prossima volta che la vicina ci chiederà di annaffiare le piante, la guarderemo con occhi diversi. Forse... forse è proprio lei, la nostra "vita, dolcezza e speranza". Ok, forse ho esagerato. Ma l'idea è quella!
