Preghiere Per Non Essere Interrogati

Ah, l'interrogazione! Chi non ha mai provato quel brivido lungo la schiena, quella sensazione di avere lo stomaco popolato da farfalle impazzite pronte al decollo? Soprattutto quando la preparazione… diciamo che non è stata proprio al top. Ebbene, sappiate che in Italia, come in molte altre culture, si sono sviluppate, nel corso dei secoli, delle vere e proprie tradizioni, quasi dei riti propiziatori, per scongiurare l'incontro ravvicinato con il prof di turno.
Non si tratta, intendiamoci, di vere e proprie preghiere nel senso stretto del termine, con santi invocati e rosari sgranati. Piuttosto, parliamo di gesti scaramantici, piccole superstizioni tramandate di generazione in generazione di studenti, veri e propri mantra da recitare a bassa voce (o, meglio ancora, nel silenzio assoluto della mente) mentre ci si avvicina alla classe, sperando di passare inosservati come ninja nel deserto.
Uno dei classici intramontabili è, ovviamente, il toccare ferro. Che sia il termosifone arrugginito del corridoio, il banco scorticato o, in mancanza di meglio, l'orecchino della compagna di classe (con il suo consenso, ovviamente!), l'importante è avere un contatto metallico immediato prima che il prof entri in aula con il suo registro minaccioso.
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La strategia del nascondino avanzato
Poi, c'è la tecnica dello spalmarsi contro il muro, sperando di diventare tutt'uno con l'intonaco sbiadito. Questa strategia, particolarmente apprezzata dagli studenti timidi, consiste nel mimetizzarsi con l'ambiente circostante, evitando accuratamente il contatto visivo con il docente. È una specie di nascondino avanzato, dove la posta in gioco è la propria performance scolastica.
Un altro rito propiziatorio, più elaborato e che richiede una certa pianificazione, è quello del sacrificio alla Dea Fortuna. Solitamente, questo prevede la rinuncia a qualcosa di particolarmente amato: l'ultimo pezzo di pizza, una sigaretta (sperando che nessuno fumi!), o persino l'ultima puntata della serie preferita. L'obiettivo è dimostrare alla sorte che si è disposti a sacrificare qualcosa di importante in cambio della grazia di non essere interrogati.

Il potere del pensiero positivo (ma non troppo)
Esiste anche la variante psicologica, basata sul potere del pensiero positivo (ma non troppo, per non sfidare la sorte!). Si tratta di convincersi, con tutte le proprie forze, che il prof oggi non interrogherà, che è stanco, che ha la sciatica, che ha dimenticato il registro a casa… Insomma, qualsiasi scusa è buona, purché contribuisca a creare un'atmosfera di ottimismo (cauto) e speranza.
Ma la vera regina delle preghiere laiche anti-interrogazione è, senza dubbio, la preghiera del foglietto nascosto. Si tratta di scrivere, su un minuscolo pezzo di carta, il nome del compagno di classe che si spera venga interrogato al posto nostro, e di nasconderlo sotto il banco, sotto la sedia o, nei casi più disperati, persino nella scarpa. Un rito antico, quasi tribale, che unisce generazioni di studenti nel comune desiderio di evitare la ghigliottina scolastica.

Ovviamente, nessuna di queste preghiere garantisce l'immunità assoluta. Ma, come si dice, aiuta che Dio ti aiuta… o, in questo caso, che il prof abbia un occhio di riguardo (o un buco di memoria!) nei nostri confronti. In fondo, anche la speranza, per quanto piccola, può fare la differenza. E, se proprio l'interrogazione dovesse arrivare, beh… almeno ci avremo provato!
