Volontariato A Roma In Ospedale

Roma. Il Colosseo, la pizza, il caos del traffico... e l'inaspettato profumo di biscotti che si diffonde nei corridoi dell'ospedale San Camillo. Non sto delirando da intossicazione da supplì. Sono entrato nel mondo un po' folle, un po' magico, del volontariato in ospedale.
Un caffè con la nonna sprint
La mia prima missione? Distribuire caffè. Sembra una sciocchezza, lo ammetto. Ma credetemi, è un'esperienza antropologica. Ho incontrato personaggi incredibili. C'era Nonna Emilia, 87 anni, con più energia di un coniglio Duracell. Lei non si limitava a offrire il caffè. No, lei raccontava barzellette sconce, dispensava consigli amorosi ("Lascia stare quello! Trova un romano vero!") e organizzava partite a briscola improvvisate con i pazienti più arzilli. E il caffè? Be', quello arrivava, forse.
Una volta, mentre cercavo disperatamente un bollitore funzionante, l'ho trovata intenta a insegnare a un giovane chirurgo a fare la pasta e fagioli. Il chirurgo, poveretto, sembrava più a suo agio con un bisturi che con un mestolo. Ma Nonna Emilia era inarrestabile.
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La brigata dei sorrisi
Non siamo solo caffè e pettegolezzi, sia chiaro. C'è chi legge ai bambini, chi aiuta i pazienti a scrivere lettere (alcuni con una calligrafia che farebbe invidia a Leonardo da Vinci!), chi semplicemente sta seduto ad ascoltare le storie, spesso tristi, spesso divertenti, di chi si trova in un letto d'ospedale.
Un giorno, ho incontrato il Signor Antonio, un appassionato di enigmistica. Era triste perché non riusciva a risolvere un cruciverba particolarmente ostico. Io, che mi considero un piccolo genio in materia (modestia a parte), mi sono offerto di aiutarlo. Dopo mezz'ora di tentativi, di parole crociate e di imprecazioni (sussurrate, ovviamente, siamo in ospedale!), abbiamo finalmente trovato la soluzione. La sua gioia è stata tale che mi ha abbracciato come se fossi un nipote ritrovato.

Il potere di un naso rosso
Poi ci sono i clown dottori. Figure mitologiche, rivestite di camici colorati e nasi rossi, capaci di trasformare un reparto di oncologia pediatrica in un circo improvvisato. Li ho visti fare magie, cantare canzoni stonate, raccontare storie assurde. Ho visto bambini, provati dalla malattia, ridere a crepapelle. Ho capito che il sorriso, a volte, è la miglior medicina.
Ricordo ancora il Dottor Palloncino, un omone barbuto capace di creare sculture di palloncini incredibili. Un giorno, ha modellato un intero zoo per una bambina che non poteva uscire dalla sua stanza. Leoni, giraffe, elefanti... tutto rigorosamente gonfiabile. La bambina, con gli occhi pieni di meraviglia, gli ha regalato un disegno. Il Dottor Palloncino l'ha appeso al suo camice, fiero come un pavone.

Il volontariato, insomma, è un'esperienza che ti cambia. Ti insegna l'importanza di un sorriso, di una parola gentile, di un caffè caldo. Ti fa capire che anche in un luogo di sofferenza si può trovare spazio per la gioia, per la speranza, per l'umanità. E, diciamocelo, ti fa anche conoscere personaggi parecchio strambi. Ma in fondo, non è questo il bello della vita?
Ah, e se passate per l'ospedale San Giovanni, portate dei biscotti. Non si sa mai.
